venerdì 17 gennaio 2014

La Storia del "Bel Paese ".

Cinquefrondi (Cincufrùndi anche Cincrùndi in calabrese) è un comune italiano di 6.453 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.
Il Comune, posto a 256 m s.l.m. ai confini della Piana di Palmi, dista circa 70 km da Catanzaro e 50 km da Reggio Calabria.


(Posizione di Cinquefrondi nella Calabria )

Storia

Per tracciare una probabile storia della fondazione di Cinquefrondi bisogna far riferimento a Proclo, autore del V secolo d.C., tra i massimi rappresentanti del neoplatonismo, che avrebbe scritto in una sua opera, non pervenuta, Epitome de oraculis: «Post Altanum et Morgetum Locrenses aedificaverunt sibi oppidulum, ubi templum Musarum costituerunt, oraculis vacuum, ne forte Proserpinae locrensis oracula deficerent...». I Locresi dunque avrebbero fondato, in un luogo geografico posto a nord di Altano e Morgeto, una piccola fortezza dove elevarono un tempio dedicato alle Muse, privo di oracoli, per timore che fossero disertati quelli del più importante tempio di Proserpina che si trovava a Locri Epizefiri.
Secondo Pasquale Scaglione (1808-1880), noto cultore di storia locale, che scrisse l'opera Storie di Locri e Gerace, il tempio delle Muse sorgeva proprio nei pressi dell'odierna Cinquefrondi-Polistena. Michele Guerrisi, estensore di una storia di Cinquefrondi, più precisamente, ritiene che il luogo prescelto dai Locresi per l'innalzamento del Tempio fosse «fuori dall'abitato, verso oriente, distante poco più di due chilometri e precisamente sulle propaggini degli Appennini in prossimità dell'alveare del piccolo fiume Sciarapotamo...», in ciò forse rispettando l'uso delle repubbliche magno-greche di realizzare i templi più rinomati fuori dal centro abitato (per esempio, il tempio di Hera Lacinia di Crotone o quello di Apollo di Crimisa).
Oltre al tempio delle Muse, secondo la tradizione, esisteva un altro tempio di epoca magno-greca dedicato a Persefone, la cui ubicazione sarebbe stata precisamente nel posto dove in seguito, con l'avvento del Cristianesimo, sorse la Chiesa di San Leonardo, successivamente dedicata alla Madonna del Rosario.

Archeologia

Nel Novembre del 2011 sono state condotte delle indagini archeologiche poco fuori dal centro abitato, precisamente in Contrada Mafalda, che hanno permesso di riportare alla luce le splendide vestigia di una monumentale villa romana di II-V sec. d.C. Alcuni ritrovamenti erano già stati effettuati dal cinquefrondese Pasquale Creazzo, nel 1945, poeta e uomo di cultura, che allertò le autorità riguardo al materiale archeologico affiorato durante l'impianto di una vigna. Nel 1995 le indagini vengono riprese dalla sovrintendenza che, grazie a piccoli scavi in prossimità delle strutture, riportò alla luce meravigliosi mosaici a decorazione geometrica. Durante le indagini del 2011 sono state riportate alla luce le strutture interessate per comprenderne la funzione: si tratta dell'impianto termale della villa. Inoltre sono state condotte altre ricerche sul territorio circostante che hanno permesso di confermare la frequentazione in epoca greca e medievale.

Il Convento di S. Filippo D'Argirò

E' da segnalare, inoltre, il complesso monumentale del Convento di S. Filippo D'Argirò (o S. Filippo di Agira), sito in Contrada S. Filippo, a circa 3 km ad est del centro abitato, sul declivio di una collina a nord del torrente Sciarapotamo, ad una quota di circa 350 m s.l.m. Le notizie storiche accreditate sono poche e particolarmente oscuro si presenta il periodo della sua prima fondazione. In proposito, si può fare riferimento alla vita del Santo cui il convento è dedicato. Durante la sua vita S. Filippo si recò a Roma e, secondo alcune fonti, avrebbe soggiornato a Cinquefrondi. P. Orsi, invece, scrive "Prima che l'occupazione musulmana trapassando in Valdemone, facesse scomparire (verso il 960) il monastero di S. Filippo d'Argira sulle pendici dell' Etna, ad occidente di Acireale, questa grande comunità basiliana, governata dall 'Igumeno Niceforo, fu una fucina di santità. Particolarmente ne è stata beneficiata la Calabria durante la seconda metà del X sec.". Perciò è molto probabile che il monastero di Cinquefrondi venne eretto da alcuni monaci basiliani provenienti dal grande monastero di San Filippo nella città di Agira in Sicilia, fuggiti a causa delle lotte che per tutto il IX secolo si susseguirono tra bizantini ed arabi per il possesso dell'isola che infine cadde in mano araba.

 

Feste e tradizioni

Cinquefrondi come la maggior parte delle città calabresi e del meridione in genere riscopre e mantiene in vita le proprie origini culturali rispettando e mantenendo rigogliose le proprie feste e tradizioni le quali per secoli sono state l'anima dei centri urbani che vivevano maggiormente di agricoltura e allevamento.
SAN MICHELE ARCANGELO Cinquefrondi
La festa del Santo patrono è molto sentita dai Cinquefrondesi, caratterizzata da una grande fiera che inonda tutte le vie principali della città per tre giorni, oltre ai fuochi giganti e cantanti la festa trova il suo apice con l'imponente processione della statua del Santo,meravigliosa opera del Serrese Vincenzo Scrivo, che rappresenta la vittoria dell'Arcangelo su satana che cerca invano di tentarlo. Gente da ogni centro vicino si reca in questo giorno a Cinquefrondi, per onorare questa figura angelica dalle arcaiche origini ma ancora piena di fascino e mistero, il giorno della festa partono ancora a piedi alcune delegazioni di fedeli per onorare il santo nel giorno della festa, come voto e segno di devozione.
SAN ROCCO Cinquefrondi
Piena di pie devozioni, di "usanze", di gesti e segni che possono solo scaturire da un nobile animo la festa di San Rocco è in assoluto e senza il benché minimo dubbio la festa più sentita dai cinquefrondesi. Non è la classica festa di chiesa o paesana, è l'insieme di suoni e segni che coinvolgono tutti dai più grandi ai più piccoli. La festa si svolge la seconda domenica di Settembre ma già dall'inizio della novena si respira quell'aria magica che i Cinquefrondesi ben conoscono, si vedono infatti per le strade cittadine, ad ogni negozio, agli angoli delle vie e davanti alle chiese tanti e tanti bambini con una guantiera, un vassoio con l'immagine del Santo e chiedono "un'offerta per San Rocco". I bambini non sono poverelli ma figli di onesti lavoratori, e i soldi non li chiedono per bisogno personale ma per poter comprare i fuochi d'artificio da accendere quando il santo passa davanti al proprio deserto.
Cosa sono i deserti?
  • I segni sono molto più efficaci delle parole e i cinquefrondesi questo lo sanno bene, infatti narrano la storia di San Rocco attraverso questi "deserti", non si tratta che della costruzione di una"stanza" composta da 4 pali e 8 tavole (un cubo, una stanza appunto)che avviene sui marciapiedi, davanti le case, nei pressi delle chiese in ogni angolo o quartiere. Le pareti dei deserti sono rivestite di canne che formano una rete all'interno della quale vengono intrecciate delle piante che crescono sulle sponde del fiume, al loro interno vi sono rappresentati i momenti salienti ed essenziali della vita del santo, il ritiro nella solitudine in una piccola grotta a causa del riscontro della peste(da qui il nome deserto) e la miracolosa nascita di una sorgente d'acqua fedelmente rappresentata nei deserti, la cura degli appestati(ospedale), il carcere, la chiesa(che rappresenta la fede del santo). Spesso i bambini si vestono da ammalati o da carcerati e diventano anche loro "personaggi del deserto".Non è solo questo che caratterizza questa meravigliosa festa, per ex voto, per grazia ricevuta, o per chiedere l'intercessione del Santo i devoti compiono altri gesti abbastanza toccanti e sono i seguenti:
  • · I pajjaredi o spinati, e cioè delle campane di spine (simili per forma ad un pagliaio dunque pajjaredi) che i fedeli portano sulla testa per tutto il tragitto della processione, spesso lo fanno a piedi nudi per aumentare maggiormente la sofferenza o il dolore che è già in parte provocato dalle spine;
  • · Altro classico rito è quello di spogliarsi a San Rocco e cioè nei giorni che precedono la festa ci si reca in chiesa con dei vestiti appena comprati,nella sacrestia ci si spoglia di quei vestiti e si indossano altri normali di tutti i giorni e i vestiti nuovi vengono attaccati alla Vara del Santo e portati in processione insieme a lui. Nei giorni dopo la festa si va a ritirare questi vestiti lasciando in compenso la somma che deve corrispondere a quanto i vestiti sono costati realmente;
  • Altro rito anche se già narrato in parte è quello di accompagnare il santo a piedi scalzi;
  • Oltre a questo molta gente ogni anno offre al santo dei doni che rimarranno per sempre conservati in memoria della sua intercessione, ed essi sono degli Ex voto essenzialmente cuori di lega non molto preziosa,gambe mani teste e quant'altro di cera,o bracciali collane e anelli d'oro, che vengono anch'essi appesi alla vara o alla statua del santo per la processione e poi vengono conservati nei locali della chiesa del Carmine dove la statua di San Rocco è conservata;
  • Ed infine un altro rito degno di nota è quello delle zampogne, cioè fedeli che di propria iniziativa girano per il paese suonando con la zampogna e all'uscita del santo lo precedono accompagnandolo per tutta la processione.
Altra tradizione e festività importante è la cosiddetta "affruntata".



                                                                                                                                          San Rocco.







 


  San Michele.
                           
            L'Affruntata.



Prodotti tipici: Il territorio di Cinquefrondi è famoso per: le piante dell’ulivo, delle leguminose e degli ortaggi, per la produzione di origano e dell’asparago. Il dolce tradizionale è la “nacatola”.
Cinquefrondi ,inoltre, fa parte del Parco Nazionale dell'Aspromonte.

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